Il primo insediamento si fa risalire alla fondazione del monastero di S. Lorenzo de strictu, ad opera del nobile longobardo Guaimario III di Capaccio agli inizi del XII sec.. Guaimario diventerà poi monaco benedettino e, prima di morire intorno al 1137, donerà il Convento alla Badia della SS. Trinità di Cava. Il Convento di S. Lorenzo sorse per sostituire una più antica chiesa, S. Maria de strictu o della Stella:
"Essa è l’unico fabbricato superstite dell’antico casale denominato S. Maria de strictu o della Strada, anteriore di molto al Monastero di S. Lorenzo fondato nel 1191 da Guaimario III, conte di Capaccio, e molto più dell’attuale paese Castel S. Lorenzo" (v. vis. past. Mons. Jacuzio 1903, in P. Ebner, vedi nota).
L’antico casale era sorto probabilmente intorno ad una laura basiliana, mentre sulla Chiesa di S. Maria verrà poi costruita la Chiesa del Camposanto nel 1886. Guaimaro, imparentato con Gisulfo, l'ultimo principe longobardo di Salerno, dotò il monastero di molti terreni, alcuni dei quali ricadevano nella giurisdizione di Capaccio, come Monte di Palma e l'annesso villaggio, i cui ruderi ancora oggi si possono notare a nord - est del Santuario del Granato, nei pressi di Paestum. Il Monastero, già citato in una Bolla di Celestino III nell'anno 1191, venne canonicamente riconosciuto nel 1144. Nella Bolla del 1191 il pontefice riconosce al cenobio una serie di proprietà e dipendenze, tra le quali le chiese di S. Martino, S. Donato dei Rebellari, S. Nicola di Frascio, S. Maria de Strictu e forse del villaggio stesso. Il De Stefano argomenta intorno alla specificazione del Monastero in "de strictu", sostenendo che la giurisprudenza dell'epoca definiva Districtus l'assegnazione di un territorio ad un monastero. Ma sull'argomento è interessante anche la tesi di P. Cantalupo, che a proposito delle Rationes sosiene che:
"il toponimo Sanctus Laurentius de Stricta , come il successivo Sanctus Laurentius de Strata, premesso che il lat. medioev. stricta (o strictu) equivale al lat. strata (strada), fanno entrambi riferimento a San Lorenzo , nome medioevale dell’attuale Castel S. Lorenzo. L’equivalenza del termine medioevale con quello classico è sfuggita agli editori delle Rationes, che hanno inopportunamente integrato il n o. 6597 con l’aggiunta di stricta, alterando cosí il toponimo con un’ingiustificata tautologia."
Il nuovo abitato assunse il nome di Castello e la specificazione di San Lorenzo, forse per una particolare venerazione verso questo santo, oppure per la vicinanza del monastero a lui intitolato. &nsbp; Sull'esistenza di due distinti luoghi dedicati a S. Lorenzo, ancora P. Cantalupo afferma:
"verso la metà del XII sec. esisteva un borgo fortificato detto Castellum Laurentii, sede di una signoria in età longobarda e normanna, distinto dal villaggio di Sanctum Laurentium (o Sanctum Laurentium de Strictu; attualmente Castel S. Lorenzo); mentre il primo scomparve, il secondo, sorto sulle terre dell’omonima abbazia benedettina di S. Lorenzo de Strictu"
divenne l'attuale Castel San Lorenzo. Dopo essere stato appannaggio dei Benedettini del complesso abbaziale, il feudo passò alla famiglia Pipino e da questa al casato dei Carafa, che ne furono titolari per lungo tempo, fino all'eversione della feudalità, agli inizi del XIX secolo. Castel San Lorenzo appartenne a Tancredi di Altavilla, Signore sia di Sanctum Laurentium che di Castellum Laurenti. Grazie ad una pergamena si ha notizia che nel 1166 Guglielmo, vescovo di Troia, vendette a Graziano Leone il bosco della curia di Castel San Lorenzo. Durante il regno di Federico II, le famiglie che dipendevano dall'abbazia di S. Lorenzo de Strictu furono addette alla manutenzione del castello di Capaccio. Poi, in seguito ad un ordine dell'imperatore, l'abate del cenobio perse la potestà civile sui vassalli soggetti, avendo seguito la fazione papale; tale potestà gli venne restituita da Carlo I d'Angiò. Carlo II donò, nel 1299, a Giovanni Pipino la metà di Castel San Lorenzo, mentre l'altra metà rientrò sotto la giurisdizione del monastero. Sempre in epoca angioina, probabilmente durante la Guerra del Vespro (1282-1302), furono costruite tre torri (le tre torri richiamate nello Stemma del Comune), come parte delle fortificazioni erette in tutto il Cilento per fermare l'avanzata delle orde degli Almugàvari, i mercenari al soldo degli Aragonesi. Il De Stefano individua i resti delle torri in corrispondenza al coro della parrocchiale San Giovanni, nel palazzo baronale e agli inizi della via del Fosso. Le direttive della bolla di Celestino III furono confermate da Nicola V nel 1454. Questo monastero presentava vaste proprietà, comprendenti tra l'altro, tre centri abitati: S. Clerico (chiamato poi S. Chirico), Monte di Palma e S. Lorenzo de Strictus. Gli abati mantennero la giurisdizione civile del villaggio fino al 1497, anno in cui ne furono privati da re Federico d’Aragona, avendo reso omaggio a Carlo VIII. L'intero territorio fu allora venduto ad Antonio Carafa, principe di Stigliano. La nobilissima famiglia Carafa, napoletana, vanta oltre duecento titoli nobiliari, inoltre annovera tra i suoi antenati vicerè, governatori, arcivescovi e anche un Papa (Paolo IV). Il 14 settembre 1554 Gerolamo Carafa, signore di Felitto e detentore dei diritti originali su Monteforte, ottenne il titolo di principe di Castel San Lorenzo. Dal matrimonio di Gerolamo con Arrighetta Sanseverino discese Giannantonio, duca di Laurino, a cui seguì il figlio Geronimo, duca di Laurino, nel 1610. I feudi passarono al nipote Alvaro e da questi a Luigi, nel 1785. Per successione il titolo passò poi al figlio Pietro nel 1789, e in assenza di eredi diretti, al fratello Domenico Antonio a cui seguì il figlio Luigi, e poi da Francesco Paolo (1900) che morì a Napoli nel 1913 senza lasciare eredi.
Testi tratti da: - C. Schiavo, Il dialetto dell'alta valle del Calore in "Annali Cilentani", n. 3 (Lug. - Dic. 1990), pp. 131 - 167; - P. Ebner, Chiesa Baroni e Popolo nel Cilento, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, vol. I, 1982, pp. 688 e ss.. - L. Di Stefano, Della Valle di Fasanella nella Lucania, Aquara, 1781, ristampata dal Centro di Cultura e Studi Storici "Alburnus", 1994. - P. Cantalupo, I Limiti territoriali della Diocesi di Capaccio nel XIII secolo, in "Annali Cilentani", n. 1, (Lug. - Dic. 1989), pp. 7 - 47. - A. Venturiello, Castel S. Lorenzo nella sua Storia Civile e Religiosa, Salerno, Ed. Cantelmi, 1974. |